EAT ME

Ideazione e coreografia: Giorgia Lolli
Con: Sophie Claire Annen and Giorgia Lolli
Sound design: Sebastian Kurtén
Costumi: Suvi Kajas
Disegno luci: Elena Vastano
Datore luci: Victoria De Campora

Progetto vincitore del bando DNAppunti Coregrafici 2023, promosso da Romaeuropa Festival, Triennale Milano Teatro, Gender Bender International Festival, Operaestate Festival Veneto, L’arboreto – Teatro Dimora, Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni.

Sviluppato nel contesto di Nuovo Forno del Pane Outdoor Edition, progetto di residenza curato dal MAMbo – Museo di Arte Moderna di Bologna.

Produzione: Anghiari Dance Hub, Nexus Factory.

Con il sostegno di: Padova Festival Internazionale La Sfera Danza, Fondazione Svizzera degli Artisti Interpreti (SIS), Dom Utopii (Cracovia), Boarding Pass Pluss Dance (Santarcangelo Festival), Aalto University (Helsinki). Con il contributo di MiC, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna.

EAT ME è stato selezionato per la lista “Aerowaves also recommends 2026“.

EAT ME nasce da una riflessione sulla rappresentazione del femminile nelle arti visive, sul consumo di immagini nei media tradizionali e sulla sessualizzazione dei corpi di donne. Partendo da una fascinazione per l’espressione “mangiare con gli occhi”, il progetto si interroga sul modo in cui il corpo viene osservato, indagando le dinamiche e le politiche dello sguardo attraverso la relazione tra spettatore e performer. Forme morbide e pesi sul pavimento, le curve delle due danzatrici in EAT ME si stagliano come dune in un fluire di posture, astratte dal quotidiano e dal topos del ritratto femminile nella storia dell’arte. Linee e movimenti in sequenza, ogni reiterazione è un affondo che vuole e informarci sul peso del nostro guardare. I corpi diventano scultorei, disegnando immagini di emancipazione dal pavimento, rimanendo sfacciatamente frontali ma celati.

Intervista per il FOG Festival: Le performer di Eat me cercano di «liberarsi dal pavimento», di sottrarsi a una orizzontalità schiacciante, che sembra in realtà provocata dallo sguardo degli altri. Mi ha fatto pensare al dipinto di Leonor Fini raffigurante un uomo disteso addormentato con una donna elegantemente vestita seduta comodamente sopra di lui. leggi l’intervista completa…

Ludovica Taurisano

Non c’è volto, solo pezzi di carne abbandonati a sé che sembrano vibrare di vita propria nella costante, ma sempre nuova, ripetizione di piccole azioni che invitano il pubblico a cibarsi con lo sguardo di cosce, glutei e schiena. continua a leggere…

Anna Battistella

“Il corpo osservato gode della cattura che impone, in un gioco continuo tra mostrare e nascondere, il cui solo scopo è farsi guardare ancora e ancora. La materia della danza è sguardo. Se questo potesse parlare al pubblico, forse direbbe: mangia il tuo stesso sguardo. continua a leggere…

Vincenzo Carboni

Attraversando un immaginario ambiguo e potente dove il corpo femminile è al tempo stesso soggetto ed oggetto, propone una riflessione sulla condizione del corpo femminile, osservato e ritratto, ma anche capace di rielaborare e sovvertire la propria immagine, attraverso gesti di quotidiana emancipazione. continua a leggere…

Francesca Giuliani

La continua negazione di soddisfare il desiderio di vedere, finalmente e – con l’atto della vista – conquistare, porta lo spettatore dentro gli abissi di movimenti circoscritti a un piede, un polso, gambe sovrapposte che scivolano sull’altra, sobbalzi assoluti come assolute sono le azioni di un animale, senza indugio, molli e decise e, per questa ambiguità, inafferrabili. continua a leggere…

Viviana Raciti

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